11 ottobre 2006
Questo fine settimana ho deciso di allargare le mie conoscenze: mi sono presentata ad un nuovo centro commerciale.
Dubito che ce ne fosse effettivamente bisogno dal momento che in qualche centinaia di metri (in linea d’aria) si può scegliere tra almeno altri 2 (forse anche 3) centri commerciali, praticamente equivalenti.
Sabato pomeriggio, per ingannare il tempo – anche quello meteorologico – ho deciso di regalarmi questa nuova esperienza.
Tutto il processo è stato un’impresa. Già raggiungerlo non è stato facile come dirlo. Le indicazioni stradali arrivano solo fino ad un certo punto, oltre il quale mi sono affidata alla fortuna e ad una signora alquanto imbranata che circolava di fronte a me. Non so da quale dettaglio della sua guida soporifera, ma ho compreso quasi subito che eravamo dirette verso la stessa destinazione. Quindi mi sono lasciata trascinare dalla vocina dentro di me, e l’ho seguita. E meno male. Senza di lei avrei, onestamente, avuto qualche perplessità davanti alla rotonda, poco prima dell’ingresso. Nella mia vasta esperienza di centri commerciali, quello di sabato è il primo che vedo senza indicazioni stroboscobiche, lampeggianti, sulla sommità. Insomma, non c’è il nome sul tetto e neanche di fronte. O per lo meno, io non l’ho visto. Si trova in una zona deprimente, in mezzo al nulla (“in the middle of nowhere”, rende meglio l’idea). All’ingresso, un omino faceva delle segnalazioni per indirizzare i potenziali clienti verso il parcheggio più sgombro. A quel punto ho lasciato la signora e ho sfruttato la mia abilità nel trovare il posto auto più vicino all’ingresso. In questo sono “modestamente” maestra.
Dopo aver parcheggiato, un principio di panico si è impossessato di me. Mi sono sentita come un topo in gabbia.
Per essere sicura di recuperare l’auto, ho fotografato il parcheggio e il relativo numero e colore.
Ho preso una direzione (seguendo il flusso) e sono riuscita ad uscire dal parcheggio e ad entrare nel centro. Mi sono dovuta anche segnare da quale ingresso, perché una volta dentro ho scoperto che gli accessi sono identificati con i punti cardinali…
La maggioranza dei centri che ho visitato hanno una sola galleria (magari su più piani) con i negozi che si affacciano su entrambi i lati della galleria.
Questo è diverso. Si sviluppa su due piani (almeno così mi è parso di capire). Probabilmente visto dall’altro è una specie di cubo. All’interno ci sono numerosi corridoi con negozi ovunque: sui lati dei corridoi e negli incroci degli stessi. Il problema è che se non si conosce già a memoria l’ubicazione dei negozi, si finisce per percorrere sempre lo stesso corridoio. Cosa che evidentemente è capitata a me. Ho vagato per un paio d’ore, ma non sono certa di aver visto tutto.
Essendo così grande ha molti più negozi dei soliti centri. Però, per l’80%, è identico a tutti i centri commerciali d’Italia: le stesse marche, gli stessi arredamenti, gli stessi prodotti. Il restante 20% è un mix di bar, negozi etnici ed elettronica. Benché non avessi grandi aspettative, è stato un po’ deludente.
Forse, un giro in settimana può essere un filino più entusiasmante. Il sabato è decisamente da masochisti.
Tant’è che, ad un certo punto, il mal di testa e la necessità di uscire prima che facesse buio, mi hanno convinta ad andarmene. Chiaramente non ho comprato niente.
Ho sinceramente temuto, al momento di uscire, di a) non trovare l’uscita corretta, b) non trovare l’auto, c) non trovare l’uscita del parcheggio, d) non trovare la strada di casa (da qui l’urgenza di uscire con la luce del giorno). Per i punti a-b-c mi sono mossa con agilità e non ci ho messo molto.
Il punto d) era quello più impegnativo e quello che presentava un grado di difficoltà superiore. Non potendo rifare la strada dell’andata (per via di rotonde, precedenze, traffico e corsia sbagliata) mi sono diretta verso l’ignoto. Da tempo non bazzicavo da quelle parti e ho fatto una scoperta interessante: mi hanno cambiato le strade! E’ come se un gigante avesse preso i nastri d’asfalto e, usandoli come dei piccoli bastoncini, ci avesse giocato a Shangai. In incroci dove non c’era nulla sono comparsi i semafori. Dove c’erano semafori ora ci sono rotonde. Il paesaggio della zona è completamente mutato. Ho seguito l’istinto (e una macchina davanti a me), non mi sono lasciata prendere dal panico e in pochi minuti mi sono ritrovata (non so come) in una zona nota della mia città. Ho concluso così l’incontro (primo e forse anche ultimo) con quel centro commerciale.
Ho scritto questo post per chi, nei prossimi giorni, ha intenzione di “farsi un giro” per il Centro Commerciale “Il Vulcano” di Sesto San Giovanni.