Urlocontro’s Weblog

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31 ottobre 2006

Ieri è stata la mia prima volta con un osteopata.
Ho provato fisiatri, massaggiatori, fisioterapisti. Ma un osteopata mi mancava.
Ieri ho colmato la lacuna.
Ho deciso, come ultima spiaggia, di provare questo osteopata di cui tutti mi dicono meraviglie.
Sono entrata in quest’ambiente così soft, tutto colori tenui e poltroncine di midollino.
Gli ho fatto un quadro (agghiacciante) della mia situazione fisica.
Siamo andati in un’altra stanza, tutta blu: pareti, tende, accessori.
Mi ha fatta sdraiare e iniziato la terapia che dovrebbe portare ad un miglioramento di schiena, spalla e collo.
Il trattamento è diverso da quello adottato dagli altri terapisti fin qui provati.
Non so se porta a risultati reali e comprovati.
Non so se è l’effetto placebo.
Non so.
So solo che oggi mi sento meglio è le spalle sono meno curve.
Tra qualche settimana investirò altri 60 Euri in una nuova seduta. Chissà!

Ottobre 31, 2006 Pubblicato da urlocontro | salute | | Ancora nessun commento.

30 ottobre 2006

Quello che segue è quello ti capita quando il tuo Fidanzato è un genio.

Ieri sera sono tornata in quest’ameno capoluogo di provincia ligure dopo un fine settimana trascorso nel capoluogo lombardo, a casa.
Il fido Fidanzato aspettava in stazione che il treno (in ritardo) gli restituisse l’Amato bene (io)…
Vista l’ora, si è deciso di cenare fuori. Io non avevo una gran fame e di sicuro non avevo voglia di pizza.
Lui voleva andare in una pizzeria che “però l’ultima volta la pizza non era un granché”…
Ho proposto il ristorante cinese. Mi ci ha portata e ha brontolato tutto il tempo. Il che è strano perché a lui il cibo cinese piace. Ma ieri sera, chissà perché, non lo ispirava a sufficienza.
Gli antipasti e primo che ordiniamo solitamente ci piacciono un sacco e non li cambiamo mai.
Per i secondi, ogni volta proviamo qualcosa. Io ho preso il maiale in agrodolce che non era da un 5 meno-meno.
Lui ha preso un manzo a non so che cosa (forse il “Manzo all’Hong Kong”???).
Entrambi i piatti erano fritti e untissimi. Talmente unti che persin la pelle del viso ci sembrava improvvisamente diventata unta…
Paghiamo. Il cinese alla cassa (tra l’altro è anche carino) si scorda sempre la fattura che io prontamente gli ricordo. Ci siamo già imbattuti, lì fuori, in un finanziere che controllava gli scontrini.
Usciamo. La macchina era parcheggiata davanti all’ingresso.
Fidanzato va ad aprire e non apre. Mi guarda e mi dice “il telecomando non telecomanda. Le portiere non si aprono”.
Lo guardo perplessa e sento che stà per deflagrare la tragedia. Ci prova nuovamente. E poi ancora.
Al che io (che sono quella Stupida della coppia, secondo lui) gli dico: “Apri con le chiavi”.
Fidanzato (il Genio) mi guarda e dice: “Le chiavi sono dentro la macchina”.
Lo guardo e non capisco.
Ribadisce il concetto. E mi spiega che la chiave che apre le portiere è rotta e non si può infilare nell’anello che tiene chiave d’accensione e antifurto insieme e che quindi lui (il Genio) ha scelto di tenerla all’interno dell’abitacolo.
Prova ad aprire il bagagliaio che, stranamente, è chiusissimo e non si apre. Prova in tutti i modi ma l’auto si è sigillata e non si apre.
Al telefono cerca il fratello che è altrove e non ci può raggiungere.
La Stupida (sempre io) suggerisco di andare a casa mia (20-30 minuti a piedi), prendere la mia auto, andare a casa sua a prendere il doppione delle chiavi e tornare a prendere la sua auto.
Non faccio in tempo a terminare la proposta che mi investe come se gli avessi insultato tutti i componenti della famiglia passati, presenti e futuri.
Decido di stare zitta e godermi lo spettacolo.
Simula un finto nervosismo ma che in realtà è incazzatura vera e propria. Solo che, davanti a me, non si può dire da solo che ha fatto una stronzata e quindi finge uno stato d’animo che non ha.
Dopo una decina di minuti decide di prendere in considerazione il mio suggerimento e si avvia.
Questa la scena:
Lui davanti.
Io dietro.
Lui che brontola con me perché “in 20 minuti non si arriva a casa tua. Ci vorrà di più. Potevamo prendere un taxi”.
Per chi non è mai stato a Savona bisogna chiarire che qui non è New York che ovunque ti giri trovi decine di taxi pronti a caricarti e a portarti dove vuoi. Qui, il taxi, te lo devi andare a cercare. E il tempo che ci metti a) per trovare il parcheggio autorizzato; b) per trovare un taxi libero, sei già arrivato a destinazione.
Serata calda, passo svelto, fritto unto nello stomaco… in 28 minuti siamo arrivati a destinazione.
Abbiamo preso la mia auto, le sue chiavi e anche la sua auto.
Poco distante da lì ha provato il telecomando e funzionava perfettamente. Davanti al cinese, forse, qualche interferenza ne impediva il funzionamento. Chissà se Fidanzato ha imparato la lezione e da oggi terrà le chiavi all’esterno dell’auto. Sarebbe utile.

Ottobre 30, 2006 Pubblicato da urlocontro | diario | , | Ancora nessun commento.

27 ottobre 2006

6 anni fa, tornando a casa dal lavoro, mi fermai davanti alle striscie pedonali per far pasare un pedone in attesa. Uno strordito, in auto dietro di me, pensò bene di distrarsi in quel momento e quindi tamponarmi. Risultato: ernia cervicale.
A quel punto della mia vita presi una grande decisione: a meno di rischio reale, i pedoni non avrebbero mai più avuto la precedenza su di me.

Ieri sera, allo stremo delle mie forze e capacità, sono uscita una decina di minuti prima del termine dell’orario regolare.
Arrivo a casa e ci trovo la mia padrona di casa con la nipote e i due piccoli bimbi di tre anni uno e 9 mesi l’altra.
Il maschietto, sotto la supervisione della zia, stava maneggiando il tosaerba elettrico.
Il praticello da tagliare è una striscia di terreno lunga e stretta. Il bimbo arrivava fino in fondo, la zia girava il tosaerba e lui felice ripartiva.
Ad un certo punto, quando stava per ripartire, mi abbasso per spostare il filo della corrente che intralciava il passaggio del tosaerba e rischiava di essere tosato anch’esso, con gravi ripercussioni per la salute del bimbetto.
Mi abbasso, raccolgo il filo, lo sposto e torno indietro di un passo, dimenticando che tra il prato e il sentierino c’è un dislivello di 7-8 cm.
Quindi inciampo e cado a terra, picchiando “sonoramente” il gluteo sinistro sul bel cotto rossiccio.
Mentre cado:
1) realizzo “… azz… sono un sacco di anni che non cado”
2) constato “… azz… che male il contraccolpo alla spalla”
3) noto “… azz… meno male che il gluteo non è secco e cado sul morbido”.
Tutto questo nello spazio di in un secondo, un secondo e mezzo.
Devastata saluto la compagnia (tranne il bimbo) e vado a rifugiarmi a casa mia per assorbire il dolore, addormentandomi all’istante e per ben 2 ore. Al risveglio, tutto questo sonno improvviso mi ha fatto temere anche una commozione cerebrale da contraccolpo…

Stamani, tutt’un dolore mi pervade. Nessun muscolo del corpo ne è rimasto indenne: gluteo, spalla, braccio, collo e quindi testa. Meno male che già da tempo ho prenotato, per lunedì mattina, una visita con l’osteopata. Spero che mi risistemi il corpo e anche l’animo ferito.

La sofferenza fisica mi ha fatto giungere ad un’altra drastica decisione: d’ora in poi, tranne che per i familiari e parenti stretti, MAI PIU’ BUONE AZIONI!!!

Ottobre 27, 2006 Pubblicato da urlocontro | salute | | Ancora nessun commento.

19 ottobre 2006

Come preannunciato la scorsa settimana, ieri sera sono riuscita nell’impresa di portare Fidanzato al cinema per la seconda volta in una settimana. Mi sento praticamente realizzata.
Ieri sera abbiamo visto “
Scoop” di e con Woody Allen, Scarlett Johansson e Hugh Jackman.
Film carinissimo, divertente, bella ambientazione, bella fotografia. Bello.
Ci è piaciuto moltissimo. Devo essere sincera. Mi è piaciuto molto di più del “
Pirata dei caraibi“… nonostante Johnny Depp.
Qui sotto alcune delle “battute” più divertenti del film…

Memorable Quotes from SCOOP

Sondra Pransky: [to Sidney] If you put our heads together, you’ll hear a hollow noise.

Sid Waterman: I love you, really. With all due respect, you’re a beautiful person. You’re a credit to your race.

Sid Waterman: I was born of the Hebrew persuasion, but I converted to narcissism.

Sid Waterman: I don’t need to work out. My anxiety acts as aerobics.

Ottobre 19, 2006 Pubblicato da urlocontro | diario | , | Ancora nessun commento.

Finocchi alla valdostana

Prendere una teglia antiaderente che possa andare sul fuoco e in forno.
Mettere un giro d’olio d’oliva extravergina (o un pochino di burro, o tutti e due) e far riscaldare.
Tagliare a spicchi i finocchi e disporli nella teglia, senza sovrapporli.
Far cuocere 3-4 minuti a fuoco medio, giusto per scaldarli un po’  e fargli prendere un po’ di colore.
Aggiungere mezzo bicchiere di latte (o anche di più, dipende dal numero di finocchi e dalla dimensione della teglia).
Salare, pepare e coprire con un coperchio e far cuocere a fuoco medio, fino a che buona parte del latte si è assorbito.
Dopodichè togliere dal fuoco e ricoprire con stricioline di sottilette, o fontina, o qualunque altro formaggio ci sia nel frigo, anche il Parmigiano grattuggiano.
Mettere in forno ben caldo a 180-200° C fino a che il formaggio si è fuso e ha formato una crosticina sulla superficie.
Si può terminare la cottura anche utilizzando il grill per qualche istante.
E’ buonissimo.

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Nota:    Io odio i finocchi cotti in altra maniera. Con questa ricetta sono deliziosi. E’ veloce e riesce sempre.
Ho provato anche la variante finocchi e carote tagliate a tocchetti. Una bontà!!!

Ottobre 18, 2006 Pubblicato da urlocontro | ricette | | Ancora nessun commento.

12 ottobre 2006

Ieri sera ci sono riuscita. Ce l’ho fatta.

Ho portato Fidanzato al cinema, cosa che ultimamente mi riesce solo una o due volte l’anno. E per quest’anno avevamo già dato.

Questa volta ho giocato un po’ d’anticipo. Sapendo dell’imminente uscita del “Pirata dei Carabi”, la puntata numero due del Pirata Johnny Depp, qualche settimana fa l’ho convinto a vedere la “Maledizione della prima luna” in prima TV sui Rai Uno. Non voleva, ma alla fine ha desistito e si è anche divertito.

Il suo problema non è non gli piace Johnny Depp o il film. Il suo problema è che a) non ama vedere film troppo lunghi, 2) non ama vedere film di cui non conosce già la fine, 3) non ama vedere film senza lieto fine, 4) non ama stare bloccato in un posto per troppo tempo. E ieri sera l’ho costretto a tutto questo: 1) il film dura 150 minuti (più 10 perché la pellicola aveva qualche problema ottico e la proiezione si è interrotta); 2) non conoscevamo la trama; 3) non ha un lieto fine ma è un preludio al nuovo sequel in lavorazione in questo periodo; 4) ha resistito. Io ho avuto qualche problema a stare seduta per così tanto. Ad un certo punto me ne sarei persino andata perché tutti quei personaggi, visivamente disgustosi, mi davano un “filino” di fastidio. Però c’era lui! Lui, Johnny Depp.

Confesso che non sono una fan della prim’ora, come si usa dire. Anzi, quando sentivo ragazze delirare davanti a lui mi sono sempre chiesta il perché.

Dopo aver visto “Chocolat” l’ho capito e ne è nata una tenera infatuazione.

Con la “Maledizione della prima luna” l’innamoramento è stato inevitabile.

Ieri sera era da delirio mentre si esibiva nell’inseguimento sulla spiaggia… un altro al posto suo farebbe dubitare del suo orientamento sessuale. Lui no. Riesce ad essere credibile e sexy anche mentre corre come una donnina inseguita da un topo.

Voto per il film: 6/7. Lungo, a tratti lento, a tratti vomitevole.

Voto per l’attore(*): 10+.

Fidanzato ha riso e (credo) mi abbia perdonata per averlo costretto a cedere. Anche perché i film che lo costringo a vedere gli sono sempre piaciuti e qualche volta, a malincuore, lo ha persino ammesso.

La prossima settimana c’è “Scoop” di e con Woody Allen: cercherò di battere il record di 2 film in 8 giorni. E’ difficile ma non impossibile.

(*) Johnny Depp, of course.

Ottobre 12, 2006 Pubblicato da urlocontro | diario | , | Ancora nessun commento.

11 ottobre 2006

Questo fine settimana ho deciso di allargare le mie conoscenze: mi sono presentata ad un nuovo centro commerciale.
Dubito che ce ne fosse effettivamente bisogno dal momento che in qualche centinaia di metri (in linea d’aria) si può scegliere tra almeno altri 2 (forse anche 3) centri commerciali, praticamente equivalenti.
Sabato pomeriggio, per ingannare il tempo – anche quello meteorologico – ho deciso di regalarmi questa nuova esperienza.
Tutto il processo è stato un’impresa. Già raggiungerlo non è stato facile come dirlo. Le indicazioni stradali arrivano solo fino ad un certo punto, oltre il quale mi sono affidata alla fortuna e ad una signora alquanto imbranata che circolava di fronte a me. Non so da quale dettaglio della sua guida soporifera, ma ho compreso quasi subito che eravamo dirette verso la stessa destinazione. Quindi mi sono lasciata trascinare dalla vocina dentro di me, e l’ho seguita. E meno male. Senza di lei avrei, onestamente, avuto qualche perplessità davanti alla rotonda, poco prima dell’ingresso. Nella mia vasta esperienza di centri commerciali, quello di sabato è il primo che vedo senza indicazioni stroboscobiche, lampeggianti, sulla sommità. Insomma, non c’è il nome sul tetto e neanche di fronte. O per lo meno, io non l’ho visto. Si trova in una zona deprimente, in mezzo al nulla (“in the middle of nowhere”, rende meglio l’idea). All’ingresso, un omino faceva delle segnalazioni per indirizzare i potenziali clienti verso il parcheggio più sgombro. A quel punto ho lasciato la signora e ho sfruttato la mia abilità nel trovare il posto auto più vicino all’ingresso. In questo sono “modestamente” maestra.
Dopo aver parcheggiato, un principio di panico si è impossessato di me. Mi sono sentita come un topo in gabbia.
Per essere sicura di recuperare l’auto, ho fotografato il parcheggio e il relativo numero e colore.
Ho preso una direzione (seguendo il flusso) e sono riuscita ad uscire dal parcheggio e ad entrare nel centro. Mi sono dovuta anche segnare da quale ingresso, perché una volta dentro ho scoperto che gli accessi sono identificati con i punti cardinali…
La maggioranza dei centri che ho visitato hanno una sola galleria (magari su più piani) con i negozi che si affacciano su entrambi i lati della galleria.
Questo è diverso. Si sviluppa su due piani (almeno così mi è parso di capire). Probabilmente visto dall’altro è una specie di cubo. All’interno ci sono numerosi corridoi con negozi ovunque: sui lati dei corridoi e negli incroci degli stessi. Il problema è che se non si conosce già a memoria l’ubicazione dei negozi, si finisce per percorrere sempre lo stesso corridoio. Cosa che evidentemente è capitata a me. Ho vagato per un paio d’ore, ma non sono certa di aver visto tutto.
Essendo così grande ha molti più negozi dei soliti centri. Però, per l’80%, è identico a tutti i centri commerciali d’Italia: le stesse marche, gli stessi arredamenti, gli stessi prodotti. Il restante 20% è un mix di bar, negozi etnici ed elettronica. Benché non avessi grandi aspettative, è stato un po’ deludente.
Forse, un giro in settimana può essere un filino più entusiasmante. Il sabato è decisamente da masochisti.
Tant’è che, ad un certo punto, il mal di testa e la necessità di uscire prima che facesse buio, mi hanno convinta ad andarmene. Chiaramente non ho comprato niente.
Ho sinceramente temuto, al momento di uscire, di a) non trovare l’uscita corretta, b) non trovare l’auto, c) non trovare l’uscita del parcheggio, d) non trovare la strada di casa (da qui l’urgenza di uscire con la luce del giorno). Per i punti a-b-c mi sono mossa con agilità e non ci ho messo molto.
Il punto d) era quello più impegnativo e quello che presentava un grado di difficoltà superiore. Non potendo rifare la strada dell’andata (per via di rotonde, precedenze, traffico e corsia sbagliata) mi sono diretta verso l’ignoto. Da tempo non bazzicavo da quelle parti e ho fatto una scoperta interessante: mi hanno cambiato le strade! E’ come se un gigante avesse preso i nastri d’asfalto e, usandoli come dei piccoli bastoncini, ci avesse giocato a Shangai. In incroci dove non c’era nulla sono comparsi i semafori. Dove c’erano semafori ora ci sono rotonde. Il paesaggio della zona è completamente mutato. Ho seguito l’istinto (e una macchina davanti a me), non mi sono lasciata prendere dal panico e in pochi minuti mi sono ritrovata (non so come) in una zona nota della mia città. Ho concluso così l’incontro (primo e forse anche ultimo) con quel centro commerciale.
Ho scritto questo post per chi, nei prossimi giorni, ha intenzione di “farsi un giro” per il Centro Commerciale “Il Vulcano” di Sesto San Giovanni.

Ottobre 11, 2006 Pubblicato da urlocontro | diario | | Ancora nessun commento.

4 ottobre 2006

Non so se è presente anche in altre realtà. Qui da noi, ESISTE!
Esiste un esemplare di persona alquanto singolare.
In qualunque momento della giornata, se (Lei) stà andando a bere un caffè, attraversando la zona caffè, entrando in una riunione, attraversando un corridoio, andando in bagno, oppure nel caso una persona (qualunque) entra in ufficio per qualsivoglia ragione lei spara il suo “scusa, già che ci sei / già che ti vedo, volevo dirti che…” e parte con il suo pistolotto di lavoro. Il problema non è che lei “è sempre sul pezzo“, ma è che con questo sistema ha fermato più della metà delle persone che lavorano qui, e spesso lo ha fatto mentre queste si stavano sorbendo il loro “caffè dei giusti“.
Forse chi non ha mai avuto a che fare con una persona come questa non si rende conto. Ma chi conosce il personaggio, quando la incontra, ha (giustamente) paura.
Nel nostro ufficio (siamo un open space con una dozzina di persone) quando lei esordisce con il suo “ah, senti, già che sei qui…“, a noi cadono le penne dalle mani. Regolarmente, facendo finta di niente, ci telefoniamo tra di noi e ci diciamo “io adesso vado a casa“.
Talvolta mi fa un po’ pena, perchè forse non si rende conto che è un po’ una “scassamaroni“.
A volte però, più spesso, mi fa incazzare.

Ottobre 4, 2006 Pubblicato da urlocontro | lavoro | | Ancora nessun commento.